Marco de Biase

L’importanza della SEO nella pesca sportiva

Il mondo della pesca sportiva in Google è in forte cambiamento. Nel triennio 2016/2018 ci sono state notevoli trasformazioni in un settore che vive il fermento del passaggio al digitale, ma fortemente incline ad una logica offline con riviste di settore che lavoravano solo ed esclusivamente offline. Cosa è successo di così eclatante tra il 2016 e il 2018?

Passiamo ogni punto in rassegna.

1. Il fallimento di un’importante editore di pesca sportiva

Che la carta stampata fosse in crisi, lo si sapeva da tempo. Ma nel 2016 è accaduto qualcosa di grave: un importante editore ha chiuso i battenti. Non starò a raccontare i motivi, ma analizzo il fatto compiuto. Da 2 principali editori nel mondo della pesca, si è passati ad un unico editore che ha scelto di aprirsi anche al mondo online, realizzando un ottimo sito ( www.rivistepesca.it ), il cui nome è stato sicuramente scelto in chiave SEO, a cui peraltro sono abbonato e soddisfatto del servizio. Al momento c’è una sorta di monopolio di un unico editore per la disciplina della pesca sportiva. Nel 2006, gli editori erano 3 o forse 4. La carta stampata viveva ancora di rendita e i lettori, anzi gli “utenti” erano abituati a informarsi sulla pesca attraverso le riviste in cartoleria. Oggi invece i pescatori vogliono tutto e subito. E dove lo cercano? Da smartphone , quindi è obbligatorio avere un sito web ottimizzato per cellulari e ben posizionato in Google.

2. Il passaggio a sito mobile o responsive è stato un passo obbligato

L’estate del 2016 sarà ricordata come l’estate delle ricerche in Google con maggior traffico dai dispositivi cellulari rispetto al desktop. Ergo, per la pesca sportiva è stata l’estate in cui i pescatori hanno effettuato ricerche su tecniche di pesca e attrezzature da pesca direttamente in spiaggia o sul fiume, attraverso il cellulare, mentre stavano praticando il proprio hobby. Una rivoluzione notevole, che ha lasciato indietro tanti siti che non presentavano la variante mobile (ad oggi ne conto ancora 5, che nel 2006 erano importanti e adesso sono ormai sconosciuti alle SERP – Search Engine Result Page). Pescanet si è fatto trovare preparato al cambiamento epocale, con una versione mobile standard (divenuta responsive a luglio 2018) ed un forum responsive. Per tre estati consecutive, Pescanet ha risposto a migliaia di quesiti dei pescatori che cercavano informazioni per la pesca al cefalo, pesca alla spigola, pesca all’orata, pesca al serra, pesca alla trota in lago e molto altro. Gli altri, i miei competitor di una vita, sono crollati perchè impreparati al cambiamento. E ne ho guadagnato in visibilità, oggetto del punto 3.

3. La SEO non è morta, anzi è resuscitata ed è viva più che mai!

L’importanza della SEO on-site (meta tag, ottimizzazioni dei contenuti, ecc.) non era materia della pesca sportiva, almeno fino al 2015. Dico ciò perchè per anni ho notato che i miei sforzi nel creare contenuti ottimizzati per i motori di ricerca erano spesso vani. Pescanet non riusciva a posizionarsi correttamente, e spesso i competitor erano in posizioni privilegiate rispetto alla mia per chissà quali motivi. Credevo che la SEO fosse morta, inutile e l’ho pensato per molto tempo ancora. Nel 2016 è accaduto qualcosa nell’algoritmo di Google che ha smosso le acque. Competitor con siti poco ottimizzati, pagine con parole chiave frammentate e imperfette, hanno perso posizioni, cadendo nel baratro. Altri, tra cui Pescanet, hanno risalito le posizioni della Serp, diventando i primi risultati delle ricerche in Google. Come mai? A discapito di quanto si dice da anni, la SEO non è assolutamente morta. Stava resuscitando perchè, finalmente, Google applicava le logiche SEO anche a siti informativi (Pescanet non vende) e chi aveva seminato bene, finalmente raccoglieva i frutti di un lavoro certosino e complesso. A prova di quanto dico, si provi a cercare una tematica come “pesca alla spigola”, “pesca al cefalo”, “pesca a trota lago” per capire quanto è stata determinante (e lo è ancora) la SEO di Pescanet.

4. Gli e-commerce di pesca sportiva hanno iniziato a credere nella link building

Gli e-commerce, chiamati anche negozi di pesca online, sempre alla ricerca di visibilità in rete, hanno cominciato ad affidarsi ad agenzie di comunicazione o web-agency strutturate. Quest’ultime, nell’ottica di aumentare il traffico in entrata sugli e-commerce, hanno scelto di lavorare sulla SEO off-site, ovvero sulla link-building, altresì chiamati “punti di visibilità online”. Tra la metà del 2016 e la fine del 2017, ho ricevuto richieste di inserimento di link all’interno di Pescanet, collegati a parole chiave nascoste, contenute in articoli di valore. Ho notato anche la presenza di link in uscita verso e-commerce all’interno di altri portali di pesca sportiva. L’obiettivo? Ottenere traffico in entrata da portali qualificati, per aumentare la “trust” (credibilità) degli e-commerce secondo Big G.

5. Gli e-commerce di pesca sportiva hanno cominciato a lavorare al funnel di conversione

Parallelamente alle richieste di link in entrata, alcuni e-commerce hanno anche cercato di migliorare il funnel di conversione (il percorso di acquisto dell’utente) fornendo al pubblico una serie di contenuti informativi. Veri e propri magazine di pesca, articoli che spiegano come pescare, itinerari e news di prodotto con un’interessante farcitura di parole chiave, che dovrebbe far salire gli e-shop nelle pagine di ricerca di Google, portandoli tra le prime posizioni. Tutto possibile, tutto prevedibile, ma l’ottimizzazione degli articoli in chiave SEO non è affatto roba di ciarlatani, anzi dev’essere effettuata da un professionista. E chi, meglio di un direttore di un portale al top delle Serp, attivo dal 2007, potrà mai effettuare?

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Marco de Biase

Esperto di campagne Google Ads, Facebook, Instagram, in possesso di 6 certificazioni. General Manager per Pescanet.it e Pescareintrentino.it. Ho fatto del web-marketing la mia passione e la professione della mia vita.