Marco de Biase

Tattiche base e avanzate per campagne Facebook che convertono (parte 2)

Nel precedente post sul mio blog, ho affrontato alcune tattiche per creare campagne Facebook che generano conversioni. Abbiamo visto assieme come definire al meglio il target delle inserzioni, come strutturare una creatività, come presentare l’inserzione giusta al momento giusto del funnel di conversione ed, infine, una breve anticipazione delle lookalike. Concetti che si inseriscono nella differenza sostanziale tra Google Ads e Facebook Ads nel processo di conversione: il primo, Google Ads, che fa leva sulla domanda consapevole (infatti si lavora sulla rete di ricerca); il secondo, Facebook Ads, che punta a colpire la domanda latente delle persone che popolano il social network.

Oggi approfondiremo due tattiche avanzate che fanno parte di un’evoluzione di Facebook Ads al servizio dell’inserzionista sempre più consapevole delle sue “armi”.

Audicence alternative

Oltre ad audiences salvate e “customizzate” di tipo standard, descritte nel pezzo precedente, vi sono anche audiences specifiche che possono essere sfruttate nell’ottica di una strategia più certosina, che vuole puntare ad un traffico di qualità da cui ottenere conversioni di valore.

  • La prima tipologia di audience avanzata è quella relativa al traffico da canvas, e cioè persone che hanno aperto un’unità canvas o hanno cliccato su un link all’interno della stessa canvas. Trattasi di un pubblico molto utile per costituire liste di retargeting (utenti che hanno appena conosciuto un’offerta, un prodotto, ecc.) che potranno interagire o su una nuova canvas, oppure su una landing page appartenente ad un sito web. Il limite temporale massimo è di 365 giorni, ben oltre i canonici 28 giorni di una remarketing standard.
  • La seconda tipologia riguarda le custom audiences da visualizzazione dei video in Facebook. Come in Google Ads for Video, in Facebook Ads è possibile conoscere le percentuali di visualizzazione dei filmati come 25%, 50%, 75% e 95%, oppure i primi 10 secondi del filmato. Questa audience si rivela fondamentale per colpire utenti che hanno dimostrato buon interesse nel filmato ma, per un motivo o per l’altro, non hanno completato la visione dello stesso. I video su Facebook rappresentano una nuova frontiera, destinata sempre più a crescere come contenuti di editing, ma prima o poi diventeranno fondamentali anche nel mondo Ads.
  • La terza tipologia di audience è la famosa lookalike, chiamata anche pubblico simile. Per ottenerla occorre partire da una custom audience, non da un pubblico salvato. Non si può ottenere, purtroppo, mediante la riproduzione di un pubblico già selezionato. Occorre inoltre definire l’origine (una pagina, custom audience o un pubblico che ha già convertito – dobbiamo aver installato il pixel), il paese di riferimento e viene anche richiesto di definire la percentuale di somiglianza del pubblico. Più la percentuale sale, più il pubblico sarà ampio e, presumibilmente, lontano dal pubblico personalizzato della lookalike. I pubblici simili hanno il vantaggio di andare oltre la saturazione del target, cosa che avviene lavorando con un pubblico freddo basato solo su interessi. Inoltre, un vantaggio non da meno, la lookalike audience consente di fare gli A/B test sul pubblico per individuare quello con maggior/minore costo per interazione, conversione, ecc.

Lead Ads

Croce e delizia per molti inserzionisti (me compreso), le lead ads sono uno strumento in più per ottenere contatti. Acquisire indirizzi e-mail, nome, cognome, numero di telefono è possibile da sempre attraverso una landing page strutturata. Quando, però, il budget a disposizione non lo permette, oppure la strategia richiede un A/B test, le Lead Ads vengono in soccorso. Una lead ad, infatti, è un’inserzione che, successivamente al clic sull’area testuale o visiva, apre una landing page interna a Facebook dove l’utente può lasciare i suoi dati.

Ho impiegato le Lead Ads sia per contatti destinati a servizi informativi attraverso newsletter, sia per contatti interessati ad offerte. Allo stesso tempo, ho sfruttato le campagne di conversione per far crescere i database delle newsletter e promuovere le offerte o servizi su siti diversi. Mi è sembrato che le Lead Ads garantiscono costi più contenuti e buona qualità per l’obiettivo newsletter, mentre per ciò che riguarda la conversione classica che si trasforma in un acquisto o in una richiesta di informazioni… beh, la differenza è notevole. Il gioco non vale la candela.

Non aver paura di osare

Spendo il budget dei miei clienti con molta parsimonia. Spesso ho vissuto la paura di osare, ti tentare, di sperimentare. Mi sono precluso opportunità (anzi, direi conversioni…) per il timore di commettere azioni audaci, contro gli interessi del cliente. Il mio consiglio è di andare oltre questi schemi mentali. Sperimentare, e farlo con consapevolezza, è l’arma migliore a nostra disposizione per ottenere risultati sempre più lusinghieri, basati su dati di fatto e prove incontrovertibili di una professionalità acquisita sul campo.

Quindi, come dicono gli inglesi… practice, practice, practice!

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Marco de Biase

Esperto di campagne Google Ads, Facebook, Instagram, in possesso di 6 certificazioni. General Manager per Pescanet.it e Pescareintrentino.it. Ho fatto del web-marketing la mia passione e la professione della mia vita.