Marco de Biase

Facebook Ads: L’inserzione giusta al momento giusto

Nel lavoro di tutti i giorni, realizzare il copy per un’iserzione su Facebook Ads è un momento importante in cui dobbiamo mettere in gioco la nostra creatività, gli obiettivi del cliente e un insieme di variabili legate al target. Riassumendo tutto ciò in poche parole, fare copy per un’adv equivale a lanciare un’esca per pescare potenziali utenti. Fosse così facile…

Prede sempre più difficili

Facebook è un social network dedicato al relax, divertimento e, sempre più spesso, contenitore di notizie. La situazione tipo dell’utente medio è semplice e lineare: divano prima di cena, ore 19.30, aperitivo a base di spritz, tv accesa e Facebook sul cellulare. Tre o quattro like su qualche contenuto qua e là, una o due chat su whatsapp, un commento su una foto o un “mi interessa” ad un evento nel weekend e… inserzione sponsorizzata. Scroll per saltare il contenuto sponsorizzato. Si riparte con la stessa trafila. Immagini, link, contenuti ed ancora inserzioni sponsorizzate. Non sono frottole. È un comportamento che ho osservato da lontano e da vicino con varie “cavie”, ovvero amici e mia moglie.

In questo contesto, sempre più ostile all’utente medio (mi ci metto anche io – che però osservo le adv a pagamento per ispirarmi nella mia quotidianità), una domanda si fa sempre più necessaria: come fare per rendere appetibile il mio annuncio? Non ci sono segreti né soluzioni magiche. Quello che serve è un decalogo di regole per perfezionare le proprie creatività. Siamo tutti bravi nel copy e sappiamo tutti fare advertising a buoni livelli. Come si fa, quindi, un’inserzione sponsorizzata a regola d’arte? Come si possono sfruttare le potenzialità di Facebook Ads per ottenere costi per contatto sempre più bassi? Quali tecnologie possono venirci in aiuto?

Decalogo di regole per inserzioni sponsorizzate che funzionano

Ci sono una serie di regole da seguire per proporre all’utente un annuncio di successo, che generi interazione e, soprattutto, profitti (un lead, una vendita). Potremmo elencarle mediante delle domande:

  • Cosa promuovo/vendo?
  • Dove?
  • Perche?
  • Quando?
  • Il mio utente X conosce già il mio sito/prodotto?
  • Il mio utente X ha già interagito (o è fan) con la mia pagina?

Le prime quattro domande fanno riferimento alle 4 W: what, where, why, when. La quinta domanda invece consente di targettizzare al meglio l’inserzione. Se la risposta è no, si tratta di avere a che fare con un pubblico “freddo”. Se la risposta è si, potrebbe trattarsi di remarketing. Ed ancora, se la risposta all’ultima domanda relativa all’interazione è positiva, ci troviamo dinanzi ad un caso di remarketing o custom audience. Se è negativa, ci ricolleghiamo alla risposta precedente, quindi un pubblico “freddo”.

Il giusto messaggio pubblicitario è il risultato di un’attenta e sincera risposta a tutti i quesiti. In parole povere, è un post con una descrizione, un titolo ed una descrizione ulteriore che risponde in modo completo alle prime quattro domande e segue una logica relativa alle ultime due.

Quando si lavora con un pubblico che non ci conosce è sicuramente più facile realizzare un’inserzione sponsorizzata che faccia fronte alle richieste delle 4 W. Un copy ben strutturato fa la differenza. Quando, invece, occorre sfruttare delle targettizzazioni più segmentate, come nel caso del remarketing, è necessario fare attenzione perché il pubblico a nostra disposizione conosce già il sito/prodotto e l’errore più comune (vi assicuro che lo fanno OTA importanti come anche Marketplace conosciutissimi) è essere tartassati, se non stalkerati, da inserzioni su Facebook che riguardano prodotti già acquistati.

Best practice per inserzioni remarketing di qualità

L’inserzione giusta al momento giusto è anche quella che colpisce l’utente indeciso, ovvero colui che ha scelto un prodotto/servizio ma non ha ancora comprato/contattato. Il remarketing, strumento di utilizzo comune, può essere applicato in facebook creando un pubblico personalizzato con valori temporali che vanno da pochi giorni fino a 180, 365 giorni. Personalmente impiego segmenti di pubblico con remarketing che vanno dai 7 giorni ai 30 giorni. Raramente mi spingo fino a 60/90 giorni. Questo perché credo le probabilità che un utente richieda informazioni o acquisti un prodotto siano alte nei primi 7/10 giorni, medie fino a 14/21 giorni e basse fino a 30 giorni. Inesistenti oltre il 30° giorno.

Parliamoci chiaro… Entro quanti giorni comprereste un libro su un marketplace dopo averci dato un’occhiata? Io tra 7 e 14 giorni. E farei lo stesso per una vacanza o un prodotto per le mie passioni. Ecco quindi la best practice fondamentale n°1: segmentare il pubblico con limiti temporali entro i 30 giorni, a seconda del business.

Ce n’è una “numero 2”. Quale? Semplice! Escludere coloro che hanno già convertito dal sito. Quindi creare un secondo segmento di pubblico, costituito da tutti gli utenti che hanno raggiunto la parte finale del funnel di conversione. Vi assicuro che per quanto suoni scontata, spesso è dimenticata anche dai più grandi player nel campo dell’advertising. Impossibile? Quante volte vi è capitato di prenotare una notte in hotel su una OTA tra le più famose e poi, dal giorno successivo, nonostante il pagamento con carta di credito siete stati bombardati di inserzioni in Facebook sugli hotel concorrenti? Tante. Tantissime.

Vi ho rinfrescato la memoria. Lieto di averlo fatto! Ora tornate pure alle vostre cose e applicate le pillole del mio blog.

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Marco de Biase

Esperto di campagne Google Ads, Facebook, Instagram, in possesso di 6 certificazioni. General Manager per Pescanet.it e Pescareintrentino.it. Ho fatto del web-marketing la mia passione e la professione della mia vita.